L'importante è backuppare
pubblicato il 25/03/2008 aggiornato il 28/10/2008
L'arte di un buon backup (e di un buon restore) dovrebbe essere una delle prime cose vengono insegnate a scuola e invece non te ne parlano nemmeno all'Università! Eppure la mera sopravvivenza di un qualsiasi informatico dipende dalla sua capacità di crearsi almeno una copia funzionante dei suoi dati più preziosi così da poterli recuperare senza troppi patemi il giorno in cui un crash del sistema (interruzione di corrente, rottura fisica del disco, pressione accidentale del tasto [Canc]…) dovesse gettare alle ortiche i frutti delle nostre fatiche.
Ricordo che agli albori della mia esperienza lavorativa mi recai con il mio capo presso un cliente al quale dovevamo aggiornare i programmi di contabilità.Per fare ciò era ovviamente consigliabile fare prima un backup dei dati, hai visto mai che qualcosa andasse male... "Finora non è mai capitato" - si auto-gufò il mio capo - "ma è sempre meglio averli!"
Dal momento che il backup di quei mostri richiedeva dalle due alle tre ore, fu con un certo sollievo che ci sentimmo dire dalla capo-contabile "I backup li ho fatti io ieri sera e li ho messi in cassaforte!".
Meglio, due ore di tempo guadagnate in un periodo in cui eravamo sommersi dal lavoro; lanciammo perciò le procedure di aggiornamento ed, ovviamente, qualcosa andò storto: mini-bestemmia del mio capo, giusto per lo spettacolo, ma c'erano i backup con cui avremmo ripristinato il vecchio sistema, in attesa di trovare e correggere il problema.
La signora fu quasi felice di assurgere al ruolo di protagonista: con falcata teatrale ci condusse alla cassaforte, la aprì e ci consegno il set di dischetti (floppy da 8", per chi se li ricorda) tutti accuratamente etichettati e... graffettati insieme "per non mischiarli!".
Fu sconvolgente: per la prima volta in vita mia stavo vedendo un uomo adulto e vaccinato piangere e bestemmiare nello stesso tempo.
Poi vidi o venni a sapere di gente che aveva messo l'etichetta adesiva sul floppy, infilato il floppy nella macchina da scrivere ed aveva coscienziosamente etichettato ogni disco del set di backup; altri avevano praticato dei fori nei dischi così da poterli inserire in quei simpatici raccoglitori ad anelli; altri avevano rimosso il disco magnetico dal supporto plastico che li avvolgeva ("credevo fosse la confezione: ho fatto una fatica!"); da ricordare anche il caso di quella signorina che comprò una scatola di dischi magnetici (5.25") e - odiando i computer e il disordine - non trovò di meglio che usarla come distanziatore tra la il vaso della piantina ed il davanzale della finestra: scoprimmo con ben poca sorpresa che l'effetto combinato del sole, l'acqua e il comune fertilizzante per gerani non produce effetti benefici sul supporto magnetico dei floppy.
Fu per questo che quando, un paio di anni fa, mi affidarono uno stagista, la prima cosa che gli chiesi fu: "A scuola ti hanno insegnato il backup?" "S... sì." rispose lui con l'aria tipica di chi neanche ha capito la domanda… "E allora me ne fai vedere uno?" "Ehr... Cos'è?". "Ok, adesso va meglio... non devi contarmi palle: se non lo sai, lo dici e te lo spiego" e così gli spiegai cos'è un backup, perché va fatto, come va fatto, quando va fatto...Alla fine volli accertarmi che tutto quel suo ciondolare la testa in segno di assenso non fosse solo un riflesso pavloviano al soporifero suono delle mie parole e lo interrogai: con mia somma sorpresa aveva compreso la gran parte del discorso ed avrei potuto essere soddisfatto così.
Ma una vera lezione non si limita alla teoria, si estende fino alla pratica: "Bene come-diavolo-ti-chiami, adesso metterò alla prova quanto hai imparato: ogni tanto, senza preavviso, ti staccherò il cavo della corrente: se avrai fatto un backup il danno sarà minimo, altrimenti ti toccherà rifare tutto!"
Quando tre mesi dopo finì lo stage presso di noi scoprimmo che era diventato: 1) programmatore più esperto; 2) fervente seguace della setta "Un backup ogni 15 minuti"; 3) balbuziente 4) maniaco compulsivo depressivo. Mission accomplished.
